Ti spiego come RIPOSIZIONARE nella mente delle persone, una città come Taranto “devastata dall’inquinamento”

Ecco come avrei fatto io lo spot per la candidatura a Capitale della Cultura 2022

Chiudo gli occhi e ripenso alla domenica di qualche giorno fa. 

E’ il 10 gennaio 2021 e splende un bel sole qui in Puglia.

Penserai, “e qual è la novità”?

E’ noto che al Sud il clima sia più mite e più caldo, anche nei mesi più rigidi come Gennaio e Febbraio.

E’ vero, non posso negarlo, qui il clima è più accogliente.

E spinta proprio dalla mia meteoropatia, quella mattina decido di chiamare un paio di amiche per andare a fare colazione al mare, a pochi chilometri da casa mia.

Dopo uno sfrenato sabato sera passato tra il divano e il letto a fare zapping, a causa del coprifuoco nazionale indetto per le ore 22.00 (per contenere i contagi da COVID-19), in quella domenica soleggiata decido di indossare il mio vestito migliore.

“E’ pur sempre domenica”, penso.

Da qualche tempo, tra i vari Lockdown “colorati” diversi per regioni, la massima aspirazione per sentirmi meglio è sperare in una bella giornata che coccoli le giornate “OFF”. 

In quella domenica la mia bella Puglia è in zona arancione, quindi immagino il mio cornetto ai 5 cereali inzuppato nel caffè d’asporto, rigorosamente divorato in auto. 

Mi guardo un attimo ancora allo specchio, mi infilo le scarpe e mi aggroviglio nello sciarpone grigio. 

Sono pronta a rotolarmi giù per le scale per recuperare quei 20 secondi d’orologio per il leggero ritardo. 

Lo squillo di una notifica però mi fa rallentare, facendomi evitare fortunatamente la rovinosa caduta che stavo per fare.

Il messaggio è di una mia amica che mi ha inviato su Whatsapp il video dello spot per “Taranto Capitale della cultura 2022”. 

Vado in fondo, controllo che duri poco (semplicemente perché sono già in ritardo) e decido di guardare quei 2 minuti di video dedicati alla mia città.

Penso di essere rimasta pietrificata sulla porta per 15 minuti, o forse più.

Dopo la visione del video, decido di entrare e spulciare gli umori su Facebook.

Dentro di me sapevo già che avrei trovato la mia bacheca piena di commenti. 

E’ proprio come immaginavo. Lo spot era ovunque: su quasi ogni profilo, gruppo o pagina dedicata a Taranto.

Tantissimi post e stati dedicati ai “pro” e i “contro” dello spot-bandiera. 

Inizialmente sono stata presa dall’emozione di vedere le immagini della mia città concorrere per un premio che avrebbe potuto essere una delle “inversioni di marcia” più profonde.

Quell’incantesimo però è durato qualche secondo.

NON è stato poi difficile crearsi un’opinione in merito.

Amo la mia città.

Dopo aver studiato a Bologna, sono tornata qui, perché sento forte il legame con la mia Terra.

Non è retorica.

E’ semplicemente uno stato d’animo che mi accompagna nella mia crescita personale.

E’ un atto dovuto ad un “luogo” che ha formato la mia coscienza e che attualmente culla le mie idee.

Lo spot su Taranto, candidata per la Capitale della Cultura 2022 mi ha lasciato interdetta: sono rimasta lì a pensarci per qualche minuto.

E ora ti spiego passo-passo perché quello spot non mi ha convinto per niente.

Lo farò mettendoci “del mio”, proponendo una visione da “professionista del settore”.

Sono laureata in Scienze della Comunicazione (triennale e specialistica) e in questi ultimi anni mi sto specializzando per diventare una copywriter a risposta diretta.

Continua a leggere.

Taranto è un Big Brand o una PMI?

Prima di entrare a gamba tesa nel discorso, è bene fare una piccola premessa.

Taranto è riconosciuta a livello nazionale.

Negli ultimi anni è stata la protagonista di una moltitudine di vicende legate alla famosissima industria siderurgica, ILVA. 

Sui giornali nazionali, si parla di Taranto per il disastro ambientale, per i decreti salva-Ilva e per le morti di cancro dovute all’inquinamento dell’aria.

Non meno riconosciuta per la costante lotta tra salute e lavoro, che coinvolge almeno uno dei componenti di ogni famiglia tarantina.

Foto di Christian Loperfido

A Taranto ogni giorno si sceglie se andare a lavorare in Ilva e morire di tumore, o non andarci e morire di fame. 

Questa è la drammatica realtà della città che negli anni ha raggiunto i confini dell’Italia e non solo. 

Mi piange il cuore doverlo ammettere ma a chiunque (che non sia un concittadino o un turista appassionato) venga chiesto: 

  • “Conosci Taranto”? 

La maggior parte delle persone ti risponderà…

  • “Si, certo, a Taranto c’è l’Ilva e l’inquinamento!”

Da tarantina puro sangue, ho un’estrema difficoltà ad ammetterlo ma è la maledetta verità.

Per questo motivo, individuo Taranto come una Big Company (piuttosto che come una PMI – piccola, media impresa) in quanto la sua “fama” è riconosciuta a livello nazionale.

La Pubblicità Scientifica

Allaccia le cinture, il viaggio è appena cominciato.

Partiamo da qualche considerazione che ti servirà da “scudo” quando durante la lettura di questo articolo, inizierai a porti delle domande. 

Seguimi attentamente.

La creatività in pubblicità non è tutto.

E’ vero però che una pubblicità, in una scala da 1 a 10, deve emozionare e coinvolgere il pubblico IN TARGET 10.

Questo significa che il pubblico (in questo caso) deve rimanere incollato davanti allo schermo, deve provare sensazioni talmente forti da voler desiderare di divorare i secondi successivi.

Il pubblico deve sentirsi parte integrante di ciò che sta guardando, deve avere come unico obiettivo quello di scoprire come va a finire. 

Questo è uno tra i primi pilastri da tenere a mente se ci riferiamo ad un video relativo ad una campagna pubblicitaria che funzioni. 

E poi oggi sei davvero fortunato.

Voglio parlarti di alcuni miti e leggende che popolano il favoloso mondo del marketing.

Perché?

Semplicemente perché lo spot per Taranto, candidata come Capitale della Cultura 2022 è stato concepito in modo completamente errato.

Andiamo per gradi.

La pubblicità come dicevo, deve emozionare ma lo deve fare in modo tale da avere come obiettivo finale quello VENDERE il prodotto. 

Dire di essere i “migliori” non basta.

Soprattutto in un contesto come quello attuale in cui siamo bombardati da messaggi pubblicitari di ogni genere. 

Internet poi c’ha messo del suo, esponendoci all’ennesima potenza a continui stimoli che ci vorrebbero indurre a comprare questo o quel prodotto.

La moda è quella di “urlare più forte degli altri”, mostrarsi e raggiungere la viralità, senza pensare alla vendita finale e al desiderio profondo del consumatore.

La verità è che ogni azienda ha la necessità di ribadire la propria essenza per entrare e RIMANERE, nella mente del consumatore.

La creatività in grado di portare sacchi pieni di cuoricini, reazioni e mi piace, va letteralmente ripudiata.

Non è uno scherzo. 

Immagino anche quanto sia difficile comprendere a fondo questo concetto.

Pensa che io mi sono completamente immersa in questo nuovo mondo della pubblicità a risposta diretta da circa due anni.

Tutt’ora posso garantirti che comprendere questo meccanismo non è semplicissimo.

Non è una giustificazione ma semplicemente un dato di fatto.

Tutto questo perché i nostri occhi, le nostre orecchie e perché no, anche le nostre mani non sono abituati a percepire messaggi DIRETTI alla vendita.

La convinzione comune è che se un post pubblicitario su Facebook, riceve 1000 like (o più) è sinonimo di pubblicità che funziona.

SBAGLIATO. 

I like, le condivisioni e i commenti sotto quei post, non portano nulla nelle tasche dell’azienda.

Adesso è giunto il momento di parlarti della distinzione abissale tra BIG BRAND e PMI. 

Un BIG BRAND per mantenersi stretta la sua fetta di mercato deve ribadire OSSESSIVAMENTE il proprio brand positioning.

In altre parole, significa ripetere fino alla NAUSEA al proprio pubblico, UNA SOLA caratteristica che lo differenzi da tutti gli altri.

Può sembrare banale ma è l’UNICA strada percorribile per entrare (e rimanere a lungo) nella testa del potenziale cliente.

Un solo canone, una sola caratteristica, una sola qualità da ripetere all’infinito.

Non pensare che questo possa annoiare il pubblico. 

Anzi. 

Se ripetuto in modo corretto, il cliente riconoscerà tra mille, quello specifico BRAND.

LA PUBBLICITA’ SCIENTIFICA E’ TUTTA QUI.

Fare pubblicità è diventata una gara a chi urla più forte.

Siamo sottoposti quotidianamente ad un continuo bombardamento di informazioni e sollecitazioni (circa 3.000 messaggi al giorno) da ogni tipo di brand.

Ad oggi, la perfetta definizione di PUBBLICITÀ SCIENTIFICA è racchiusa in queste parole: ribadire in maniera quasi ossessiva il proprio Brand Positioning.

Il padre di questa corrente di pensiero è Al Ries. 

Se non lo conosci, te lo presenterò a breve.

Intanto è importante avere ben chiaro questo concetto perché è qui che si basa la sostanziale differenza che permette all’impresa di ottenere il successo.

L’unica strategia possibile per i big brand è quella di martellare il cervello del consumatore, con l’idea differenziante.

Rafforzare un’unica, mirata e singola idea e puntare “all in” su quella. 

Questo però significa raggiungere strati ben più profondi nella mente del consumatore.

Qui non parliamo più di inclinazioni, ma di scelte mirate.

FAI ATTENZIONE e RICORDA:

Il posizionamento è fondamentale.

Perché te lo sto ripetendo così tante volte?

Te lo spiego subito. 

Il “gioco” sta nel trasmettere un’idea chiara e precisa che rende totalmente esclusivo un determinato prodotto.

Bisognava fare “semplicemente” questo per produrre uno spot nel modo corretto.

Riposizionare Taranto (nella mente delle persone)

La storia, le vicende politiche e sociali hanno contribuito a far posizionare Taranto, nelle mente delle persone, come la città inquinata, sommersa dai fumi dell’ILVA, la città dove ci si ammala di tumore.

In tempo di Covid, alcuni giornali hanno definito la situazione nazionale come una grande Taranto per l’assurda e ancora attuale lotta tra lavoro e salute.

Foto di Giovanni Salinaro

Taranto, la città martoriata dall’inquinamento. 

Taranto dal volto bruciato, deturpato, assassinato dalla malattia che non mette in salvo nemmeno i bambini.

Sono proprio i bambini a scoprire per primi il cancro, a disegnare da anni con pennarelli colorati una città immaginaria piena di parchi in cui giocare e di aria buona da respirare.

Questa connotazione negativa non è certo la “famosa” caratteristica da reiterare (e di cui ti ho parlato) per formulare una corretta Pubblicità Scientifica.

Cosa fare quindi se il posizionamento di un brand è negativo?

E’ necessario invertire l’idea comune, proponendo un’unica idea, una caratteristica POSITIVA che si vada ad insidiare nei pensieri più profondi del pubblico, sostituendo quella negativa.

Un esempio pratico: il Guatemaya (no, non è un refuso) – Al Ries

Per rendere il concetto del “riposizionamento” ancora più chiaro, non posso non raccontarti la storia del Guatemala.

Potrebbe sembrarti un paragone azzardato, visto che ti parlerò di uno Stato dell’America Centrale.

Ma ti accorgerai ben presto del perché non esista esempio più calzante.

Questo episodio è descritto in tutti i suoi dettagli nell’Enciclopedia del Branding di Al Ries. 

Ne leggerai delle belle.

Il Guatemala nel 2006 ha ingaggiato una società di consulenza che curasse la parte di “branding”, con l’obiettivo di sviluppare una nuova strategia turistica.

Secondo i consulenti, “numerosi focus group sono stati formati per comprendere la prospettiva di un’ampia gamma di Guatemaltechi, che includevano membri delle comunità indigene, degli affari, artistica, letteraria e alberghiera”.

L’idea era quella di partire dagli “assunti” relativi al misticismo, all’intimità, alla diversità, all’evoluzione e all’autenticità per formare un brand credibile.

Il nuovo SLOGAN del Guatemala, dopo quell’ingaggio, diventa “Anima del Mondo”.

Al Ries mette in discussione questa visione del Guatemala, proponendone una sua.

Infatti Al Ries pone tutto il suo lavoro in prospettiva di una possibile efficacia, sostenendo i principi della credibilità.

Non è sufficiente dire, “noi siamo i migliori”.

Il “trucchetto” sta nel riflettere sulle profonde origini della Nazione, individuare la caratteristica che la rende unica, riconoscibile.

Il Guatemala è una nazione con un ricchissimo patrimonio storico.

“E’ stata centro culturale dei Maya, la civiltà più avanzata di tutto il Nord e Sud America prima dell’arrivo degli Spagnoli.

Ancora oggi, il 43% della popolazione del Guatemala, che conta 14 milioni di persone, è di etnia maya. Molti parlano ancora dialetti della lingua maya.

Con catene montuose alte fino a 3000 metri e una cultura apparentemente immutata da 500 anni, il Guatemala è un paradiso per turisti.

Sparse per tutto il paese ci sono centinaia di spettacolari rovine maya. 

Città, templi, case, campi da gioco. Le reliquie di un passato glorioso. Più spettacolari delle Piramidi d’Egitto o del Taj Mahal in India, e costruite per i vivi invece che per i morti.

Guatemala: il centro della civiltà maya.” (2015, Al Ries, p.162)

La descrizione della strategia che la “famosa” società di consulenza avrebbe dovuto eseguire per il Guatemala, prosegue nelle parole di Al Ries.

Il Guatemala era il centro della civiltà maya, ma ci sono rovine maya sparse in Belize, El Salvador, Honduras occidentale e Messico meridionale

Esiste una forte confusione sui Maya, e sui paesi che li hanno accolti.

I Maya sono presenti anche in Costa Rica, Nicaragua e Panama.

Al Ries sostiene che sarebbe difficile per il consumatore associare i Maya ad uno solo di questi sette paesi.

Quindi cosa fare?

La soluzione potrebbe essere quella di cambiare il nome del paese da Guatemala a Guatemaya.

Il nome “Guatemaya”:

  • Si appropria della posizione Maya
  • Viene utilizzato come forte appiglio mentale per collegare i Maya al paese 
  • Elimina di fatto la parte “mala” che in gergo Spagnolo si usa per indicare una donna cattiva

“Anima del mondo” o “centro della civiltà maya”?

Per un’efficace strategia pubblicitaria sarebbe utile sfruttare la seconda opzione.

Ora tocca a Taranto

Con questa breve storia, ho voluto farti entrare nel meccanismo mentale che sarebbe stato utile sfruttare anche per Taranto.

Mi spiego.

Lo spot per Taranto Capitale della Cultura 2022 doveva nascere esclusivamente tra le radici e la storia della città.

Sarebbe bastato andare a scovare LA differenza, LA caratteristica, LA qualità UNICA della città e ripeterla fino all’infinito.

L’agenzia creativa che ha seguito il progetto (tra l’altro originaria di Bari) non ha centrato il punto.

Taranto è la Città dei Due Mari.

Taranto è la città che si affaccia su due specchi blu, pieni di arte e cultura.

Taranto è una scommessa ancora in corso, che deve sfruttare la sua unica forza incontrastata: IL MARE.

Sebbene l’etimologia del nome della città di Taranto, sia tutt’altro che semplice, il toponimo TARAS (in greco Τάρας), primissimo nome della città, è strettamente collegato alla colonizzazione ellenica della Magna Grecia.

Taras era una figura della mitologia greca, figlio di Poseidone e della ninfa Satyria, nonché fondatore della città.

Inoltre non è da escludere, la derivazione del toponimo dal nome del fiume Tara, oppure dal termine sanscrito taranta-h, vale a dire MARE.

Ripartire dalla storia: qualche cenno storico

La fondazione di Taranto è riconducibile al 706 a. C con Falanto, discendente di Eracle di VIII generazione, e di altri compatrioti detti Parteni, che si trasferirono sul territorio per necessità di espansione e per questioni commerciali.

Questi, approdando sul promontorio di Saturo, fissarono i primi insediamenti portando una nuova linfa di civiltà e di tradizioni.

In quel periodo, si sviluppò una vera e propria cultura aristocratica, la cui ricchezza proveniva dallo sfruttamento delle risorse del territorio fertile circostante.

Taranto quindi, ha origini antichissime.

Durante il periodo della colonizzazione greca sulle coste dell’Italia meridionale, la città fu tra le più importanti della Magna Grecia.

In quegli anni infatti, divenne una potenza economica militare e culturale, culla di filosofi, strateghi, scrittori e atleti, diventando anche sede della scuola pitagorica tarantina, la seconda più importante dopo quella di Crotone.

A partire dal 367 a.C., fu la città più potente tra quelle che costituirono la Lega italiota.

Nel 281 a.C. entrò in conflitto con Roma (Guerra Tarentina) insieme al suo alleato Pirro, Re dell’Epiro, ma capitolò definitivamente nel 272 a.C.

Durante la seconda guerra punica, Taranto aprì le porte ad Annibale nel 212 a.C., ma fu punita tre anni dopo con la strage dei suoi cittadini e col saccheggio quando Fabio Massimo la riconquistò.

La storia ha visto Taranto protagonista di numerose mire espansionistiche.

Altro periodo storico importantissimo per la crescita della città è riconducibile al Principato di Taranto (1088-1465, principato normanno) di cui Taranto divenne la capitale.

Nel Medioevo fu poi contesa dagli Ostrogoti, Bizantini e Longobardi.

Successivamente fu conquistata dai Saraceni, nella persona dell’imperatore Niceforo Foca e poi occupata dai Normanni con Roberto il Guiscardo che la rese il centro di un potente feudo nel 1063.

Divenne poi importante porto militare sotto gli Spagnoli, fino a decadere nel XVII secolo sotto i Borbone.

Taranto venne unita al Regno d’Italia nel 1860.

Il 21 agosto del 1889, dopo sei anni di lavori, venne inaugurato alla presenza di Umberto I di Savoia l’Arsenale Militare Marittimo, che ne aumentò la sua importanza sia dal punto di vista economico sia militare, oltre che demografico.

Durante la prima guerra mondiale, Taranto fu scelta come base dalle flotte navali italiana, francese e inglese.

Nel 1965 fu inaugurato il IV Centro Siderurgico Italsider, il più grande centro per la produzione dell’acciaio in Europa.

Grazie a questa nuova realtà industriale, e disponendo di un grande porto mercantile, la città conobbe un altro e più marcato slancio dell’economia locale, con conseguente aumento della popolazione e del reddito pro-capite.

Divenne così, negli anni a seguire, zona di insediamento di cementifici, raffinerie e industrie metalmeccaniche.

All’inizio, l’apertura dell’Italsider (oggi conosciuta come ILVA) fu sinonimo di grande speranza per il territorio, dal punto di vista economico e lavorativo.

La storia però ci insegna anche a guardare l’altra metà della mela.

Da oltre mezzo secolo Taranto è la città più industrializzata dell’Italia meridionale e da una decina d’anni è la più inquinata dell’Europa occidentale.

Taranto è stato lo scenario perfetto dove si è costruito un impero economico a discapito della salute dei suoi cittadini.

Il punto chiave

L’avvicendarsi di tutti i periodi storici, ha visto Taranto legata ad un unico comune denominatore: il mare.

Infatti ad oggi Taranto è definita “la Città dei due Mari” perché può vantare di sorgere letteralmente sul Mar Grande e il Mar Piccolo.

Il Mar Grande è una piccola parte del Golfo di Taranto racchiuso tra il Salento (relativo alla zona di Santa Maria di Leuca) e la Calabria.

Le sue acque arrivano in città attraverso uno stretto canale, largo poco meno di sessanta metri, formando all’interno di Taranto un grande bacino simile ad un lago.

E’ in questo punto che si “forma” il secondo mare: il Mar Piccolo.

Taranto è un originale incrocio tra la bellezza del mare e la vastità delle fabbriche.

BONUS

Come si progetta uno spot intorno a questo  messaggio? | Il punto di vista di Andrea Salini e Francesco Andreola, i nostri partner nella produzione video a Risposta Diretta

Parto da quanto scritto da Sara per ricostruire  questa pubblicità in modo da renderlo uno spot  scientifico che sia grado di raggiungere l’unico  obiettivo che un video pubblicitario dovrebbe avere: veicolare al pubblico il messaggio posizionante.  Nè più, né meno. 

Ma la mente creativa non funziona così. 

Eh no,  troppo facile! 

Ecco cosa pensa il creativo durante la scrittura  di un video come questo: 

“Acqua, a Taranto c’è l’acqua… 

Figo, parliamo di acqua… 

Quindi mare, perfetto…

Dove altro c’è acqua… 

Nelle lacrime, geniale!

Bambini che  piangono…

E poi? Beh nel sudore… 

Bello!… Vecchi  che sudano… 

Mare, bambini che piangono, vecchi che sudano… 

Figata, ora si che tutti parleranno dello  spot…”  

Non credo sia andata molto diversamente da così. 

Ma adesso, dimentica lacrime e sudore (il sudore  poi, che immagine allettante) e ripartiamo da  zero, from scartch, green field. 

Il primo e più importante lavoro di un’agenzia di  marketing è identificare il messaggio strategico,  in questo caso “la città dei due mari”. 

Dico che si tratta del compito più importante  perché da qui in poi è difficile sbagliare: basta  stare lontani dalle trovate creative che non hanno  né capo né coda. 

Bisogna prendere il concetto e trasformarlo in  immagini, in modo tale da emozionare il più possibile il pubblico in target per Taranto (ad esempio i potenziali  turisti), dando loro più ragioni possibili per visitare la città.  

Se affidiamo la regia a un bambino, probabilmente  non farà nulla di particolarmente impattante, ma  nemmeno di particolarmente sbagliato.  

Lui cercherebbe di mostrare le bellezze più importanti della città e mostrerebbe i due mari che lembono le coste di Taranto.  

Il processo corretto è esattamente questo. 

  1. Bisogna prendere in considerazione gli aspetti  che possono rendere Taranto più unica possibile e  le immagini che la legano meglio al concetto dei  due mari
  2. Poi si considererà come differenziare Taranto  dalle altre città del Sud Italia  (i competitor) evitando cliché che potremmo trovare anche altrove
  3. Si scriverà il copy migliore per raccontare il  brand positioning e lo si inserirà nel video,  tramite una voce fuori campo, un personaggio che  parla, un’intervista o un testo
  4. Si utilizzeranno gli strumenti tecnici del  cinema per mostrare tutto questo nel modo più  cinematografico possibile
  5. Si sceglierà uno stile visivo che rappresenti  Taranto e al contempo la differenzi dai  competitor
  6. Il video inizierà con l’immagine più  rappresentativa, in modo da attirare l’attenzione  del nostro target il prima possibile

Mettendo insieme tutti questi elementi otterremo uno spot davvero in grado di smuovere le persone in target, dando loro motivi concreti per  visitare la città. 

Le indicazioni sono ovviamente generiche, infatti seguendole si può creare un prodotto molto “standard” e   più lineare, ma comunque diretto ed efficace.  

Sempre seguendo questi semplici punti si può anche  creare un contenuto geniale, che crei controversia  o forti emozioni intorno a questo posizionamento,  aumentando esponenzialmente l’efficacia dello  spot.

CONCLUSIONE

Lo so, lo so, quest’articolo a tratti può esserti sembrato impegnativo da capire, soprattutto per chi non possiede nel proprio background i concetti base relativi alla pubblicità a risposta diretta (Advertising Diretto) o alla Pubblicità Scientifica che è ancor più lo specifico caso che ho trattato. 

MA non disperare. 

Anzi oggi, voglio congratularmi con te perché hai tenuto alto il livello d’attenzione.

E per questo motivo, se sei arrivato a leggere fin qui hai potuto comprendere pienamente come Taranto per il suo spot, avrebbe dovuto: 

  • puntare tutto su un unico concetto posizionante, vale a dire IL MARE
  • evitare come la peste, l’investimento di 73.000 euro per la produzione di un video poco efficace, privo di struttura che ha riempito solo le tasche dell’agenzia creativa di turno
  • sollecitare le emozioni del target, evidenziando gli aspetti positivi della città, introducendo la città in un sistema di RI-POSIZIONAMENTO. “A Taranto non c’è solo l’Ilva”

A questo punto, non rimane che scegliere se schierarsi dalla parte dei pubblicitari creativi che puntano semplicemente ad alimentare il proprio EGO, senza badare alla VERA efficacia della campagna, o INIZIARE a pensare ad una pubblicità che non sia “creatività fine a sé stessa” ma che si basi sui princìpi della pubblicità scientifica.

La scelta spetta a te.

Se decidi di schierarti con chi pensa che oltre ad emozionare, una pubblicità debba VENDERE (un prodotto o un’idea), hai trovato (finalmente) il posto giusto.

Altrimenti? 

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Daje. Forte. Sempre.

Sara Calabrese

(Quasi) Copywriter a Risposta Diretta (sulla buona strada per diventarlo a pieno titolo)